l dati dell’ultimo rapporto dell’International Panel on Climate Change sottolineano in modo esplicito come stia cambiando il clima del nostro pianeta: “Il riscaldamento del sistema climatico è inequivocabile, come è ora evidente dalle osservazioni dell’incremento delle temperature globali dell’aria e delle temperature degli oceani, dello scioglimento diffuso di neve e ghiaccio, e dell’innalzamento globale del livello del mare”. Il clima è un sistema complesso, i cui processi si sviluppano su ampie scale spaziali e temporali, e influiscono sull’ambiente, sulla salute e sull’attività dell’uomo. In generale, i cambiamenti in atto stanno determinando la transizione verso un altro stato di equilibrio del clima della Terra, con modifiche non solo nei valori medi delle grandezze fisiche quali, ad esempio, la temperatura e la precipitazione, ma anche nei valori estremi.
Cosa determina i cambiamenti climatici? Le cause di questi cambiamenti sono molteplici, possono essere esterne ed interne, ma non sempre è facile separarle. Tra le cause esterne si può annoverare la variazione della radiazione solare, ma è indubbio che la composizione chimico-fisica dell’atmosfera gioca un ruolo chiave nella regolazione, trasmissione, diffusione ed assorbimento della radiazione solare incidente e della radiazione riflessa ed emessa dalla Terra verso lo spazio. Inoltre, i cambiamenti possono essere la conseguenza delle interazioni tra le diverse componenti del sistema climatico: atmosfera, oceani, ghiacci marini e grandi foreste. È noto ormai che la composizione atmosferica ha registrato negli ultimi decenni delle variazioni significative, sopratutto per quanto riguarda la concentrazione dei gas “climalteranti”, quali l’anidride carbonica, il metano, l’ossido di azoto, il vapore d’acqua e gli aerosol. Secondo il rapporto sopracitato, soltanto il 10% dell’incremento della concentrazione dei gas serra può essere attribuito a cause naturali. Il resto è dovuto all’attività dell’uomo. A seguito delle deforestazioni ed al forte incremento nell’utilizzo dei combustibili fossili, la concentrazione di biossido di carbonio è cresciuta da un valore di 280 ppm (parti per milione) nel 1750 ad un valore di 379 ppm nel 2005. Inoltre, la concentrazione in atmosfera del metano, un gas più raro ma venticinque volte più potente dell'anidride carbonica, è cresciuta da un valore pre-industriale di circa 715 ppb (parti per miliardo) a 1732 ppb nei primi anni novanta, con un ulteriore aumento di altri 42 ppb nel 2005. Si ritiene che questo incremento sia dovuto principalmente alle attività dell’uomo, come l’agricoltura e l’uso di combustibile fossile, ma contributi minori da differenti tipologie di sorgenti non sono ancor ben chiari.
Come si può prevedere i cambiamenti climatici ed i loro effetti? Per studiare le conseguenze di queste variazioni sul clima, si utilizzano i modelli di circolazione generale atmosfera-oceano (AOGCM), con una risoluzione spaziale dell'ordine di 100 km. A questa scala molti aspetti della circolazione generale e della risposta ai fattori di cambiamento climatico possono essere simulati in maniera realistica. Inoltre, per tenere conto degli effetti locali, come ad esempio l’orografia (studio dei rilievi montuosi), negli ultimi anni sono state sviluppate diverse tecniche di "regionalizzazione", che possono arrivare fino al dettaglio della singola stazione di osservazione. Gli scenari di evoluzione del clima sono raggruppati in quattro categorie principali, di cui due orientate verso una crescente globalizzazione e due verso una crescente regionalizzazione delle politiche economiche, sociali e ambientali. Le simulazioni dei modelli globali mostrano che, se le concentrazioni di tutti i gas serra e di tutti gli aerosol fossero mantenute costanti al livello dell’anno 2000, ci si dovrebbe comunque aspettare un incremento della temperatura media del pianeta di circa 0.2°C nei prossimi 20 anni. Il riscaldamento previsto sarebbe addirittura il doppio se le concentrazioni dei gas dovessero aumentare ancora. Le proiezioni dei modelli stimano un aumento medio globale della temperatura compreso tra 1.5 e 5.5°C per il periodo 2000-2100. Questo incremento varia in funzione della stagione e delle zone. Ad esempio, nel Nord Europa il riscaldamento sarà più intenso durante l’autunno e l’inverno, mentre nell’Europa Centrale, e soprattutto nel bacino del Mediterraneo, gli incrementi massimi sono previsti durante la stagione estiva. Per quanto riguarda l’Est Europa, le proiezioni climatiche rilevano un segnale d’aumento per la temperatura media più intenso durante le stagioni estreme. Si prevede inoltre un aumento del 40% per le precipitazioni alle alte latitudini, ed una loro diminuzione alle medie latitudini, tra il 10 ed il 30%. È molto probabile un aumento degli eventi estremi alle medie latitudini, come le ondate di calore e le precipitazioni intense, e della frequenza e della intensità dei cicloni tropicali, favoriti da una continua crescita della temperatura del mare ai tropici. Inoltre le proiezioni mettono in evidenza uno scioglimento diffuso di neve e ghiaccio e un innalzamento globale del livello del mare.
Come si traduce ciò in scala regionale sull’Italia? Uno studio pubblicato sulla rivista “Climate Dynamics” riporta come gli scenari di temperatura per il periodo 2071-2100 mostrino un generale incremento dei valori medi in tutte le stagioni. In particolare, in una delle ipotesi contemplate si prevede per la stagione estiva un innalzamento della temperatura media di circa 4 °C per la regione Alpina e di circa 5 °C per il resto della Penisola italiana. Per il medesimo periodo le proiezioni dei modelli regionali mostrano una diminuzione delle precipitazioni durante l’estate ed un lieve aumento per l’inverno. Il Sevizio IdroMeteoClima dell’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente della Regione Emilia-Romagna (ARPASIMC) è molto attivo nello studio dei cambiamenti climatici futuri e partecipa a vari progetti europei tra i quali “Stardex” ed “Ensembles”. In particolare vengono adottate da parte di ARPA-SIMC tecniche di regionalizzazione statistica finalizzate alla costruzione degli scenari climatici sul Nord Italia e sulla Regione Emilia-Romagna, sulla base delle previsioni prodotte con i modelli AOGCM. Questi scenari si riferiscono sia ai valori medi, sia agli eventi estremi delle temperature e delle precipitazioni per i periodi 2021-2050 e 2071-2100. Per il Nord Italia, i risultati preliminari del progetto “Ensembles” rivelano che la temperatura aumenterà in tutte le stagioni sia per il periodo 2021-2050 che per quello compreso tra il 2071-2100. Gli incrementi sono più marcati durante l’estate, con un valore medio attorno a 2°C per il primo periodo e di 4°C nel secondo. Anche per la Regione Emilia-Romagna è stato previsto un innalzamento delle temperature per il periodo 2071-2100 in tutte le stagioni. Questo incremento sarà più intenso durante l’estate, quando l’anomalia media sarà di circa 5°C per la temperatura massima e sui 3°C per la temperatura minima. Altresì le proiezioni mostrano un conseguente aumento delle ondate di calore in primavera ed in estate ed una diminuzione del numero di giorni con gelo in inverno. Una diminuzione delle precipitazioni tra il 30% ed il 40% è prevista durante l’estate in entrambi i periodi. Sebbene le proiezioni si riferiscano a periodi che ci appaiono lontani nel tempo, non dobbiamo dimenticare che già possiamo riscontrare gli effetti dei cambiamenti climatici nella vita quotidiana: notizie di alluvioni, siccità, uragani appaiono sui mass media sempre con maggiore frequenza. Si impongono pertanto come fondamentali e prioritarie una serie di azioni volte alla mitigazione dei cambiamenti climatici ora, prima che possano avere impatti ancora più devastanti. |