Finalmente la prima pappa! Lo svezzamento è un periodo importante

Dott. Alessandro Ballestrazzi
Specialista in Pediatria
Segretario Regionale Emilia-Romagna
FIMP - Federazione Italiana Medici Pediatri, Dott.ssa Marilena Nobili
Specialista in Pediatria


Il momento dello svezzamento rappresenta sicuramente una tappa importante dal punto di vista dell’evoluzione dell’alimentazione del bambino, ma non sono da trascurare aspetti di carattere psicologico e cognitivo. 

Il latte materno
L’alimento più adatto al bambino fino ai cinque - sei mesi di vita è il latte materno. Le proprietà e la composizione di questo alimento lo rendono infatti perfetto per soddisfare qualsiasi bisogno nutrizionale. Il latte materno può quindi costituire l’alimento esclusivo fino al sesto mese e, secondo alcuni, anche oltre. In realtà, nutrire il bambino con il solo latte materno oltre i sei mesi può, in alcuni casi, creare carenze alimentari, prima fra tutte quella di oligoelementi, tra cui il ferro. 

A quale età la prima pappa?
Nel corso del tempo, il momento dello svezzamento è stato progressivamente posticipato. In passato, si iniziava molto presto a somministrare al bambino alimenti diversi dal latte, spesso anche a due – tre mesi. Ciò era dovuto alle abitudini culturali e anche alla mancanza di sostituti efficaci del latte materno. Soltanto negli ultimi decenni, il momento dello svezzamento si è spostato agli attuali cinque – sei mesi, mentre è ancora più recente la consapevolezza, basata su solide prove scientifiche, in merito a ciò che è più o meno indicato per l’alimentazione del bambino più piccolo. La capacità di digerire alimenti diversi dal latte, anche se in modo differenziato e non completo, è presente già all’età di due – tre mesi, ma è solo al compimento dei cinque mesi che la grande maggioranza dei bambini può digerire un alimento completo come quello che viene proposto con le prime pappe.
L’abitudine diffusa di somministrare piccole quantità di frutta già allo scadere dei quattro mesi di età, anche se di per sé non sbagliata o dannosa, probabilmente non ha alcuna utilità se non quella di permettere al bambino di familiarizzare con l’uso del cucchiaino e ponendo quindi le basi per un ulteriore sviluppo delle abitudini alimentari.
Diverso è il caso dei bambini allattati “con formula”, che utilizzano cioè latte in polvere come sostituto del latte materno. Vero è che le formule attualmente in commercio sono complete da un punto di vista nutrizionale, essendo oggetto di numerosi controlli e ricerche e di grande attenzione da parte delle società scientifiche, ma è altrettanto certo che la disponibilità biologica di molti elementi presenti nelle formule è in qualche modo diversa da quella degli stessi elementi presenti nel latte materno. Nonostante l’industria abbia proposto nel tempo formule sempre più perfezionate, il latte materno resta comunque un prodigio nutritivo le cui caratteristiche non sono ancora del tutto note. Pertanto, è prudente che i bambini allattati con latti “formulati” vengano svezzati in anticipo rispetto agli altri. 

Come deve essere la prima pappa
La prima pappa deve essere completa fin da subito e contenere tutti i nutrienti nel modo più possibile bilanciato. Salvo casi particolari, sono da ritenere superflue le fasi di transizione in cui somministrare prima solo creme di riso o cereali, introducendo solo in un secondo momento le proteine derivate dalla carne. Si può dunque proporre una pappa completa, tanto più che le proteine della carne, se presentate in forma omogeneizzata o liofilizzata, sono, contrariamente a quanto si creda, tra i primi alimenti diversi dal latte che il bambino è in grado di digerire. Conviene quindi preparare un brodo vegetale con alcuni tipi di verdure, come patata, carota, zucchina e bietola, e senza aggiunta di sale. La quantità può variare da 150 a 250 cc. Alcuni genitori lo preferiscono molto liquido per poterlo somministrare con il poppatoio, anche se questo non favorisce una corretta evoluzione delle abitudini alimentari del bambino. Un vantaggio è rappresentato dal fatto che si può preparare una grande quantità di brodo e successivamente congelarlo in porzioni già pronte. Se viene conservato nel freezer il brodo può essere utilizzato per un mese, mentre nel frigorifero tende a sviluppare fenomeni di ossidazione già dopo 24-48 ore, come accade in generale per le verdure cotte. Al brodo si aggiunge una crema di riso o di cereali o ancora un misto di mais e tapioca in una quantità pari a circa 15g. circa, corrispondenti a un cucchiaio e mezzo da cucina. Si uniscono poi le proteine della carne. Per le prime pappe si può utilizzare un liofilizzato preferibilmente di carne a basso rischio di allergia come l’agnello e il coniglio, proseguendo quindi con le altre.
I liofilizzati sono ottenuti con una tecnica che consente di ottenere fibre molto frammentate e quindi da un lato più digeribili e dall’altro potenzialmente meno allergizzanti. I liofilizzati sono quindi più digeribili in quanto contengono come stabilizzante una piccola quantità di amido di riso, anziché farine e verdure come avviene con gli omogeneizzati. Nella maggior parte dei casi, si possono comunque utilizzare direttamente gli omogeneizzati o anche, se si dispone di uno strumento adeguato, carne e pesce freschi omogeneizzati in casa. La qualità raggiunta da questi piccoli elettrodomestici è tale da rendere più che soddisfacente la produzione di omogeneizzati casalinghi. Alla pappa si uniscono infine uno - due cucchiaini di olio d’oliva extravergine (per la legge italiana questo significa spremitura a fredda senza uso di solventi) di buona marca e uno di parmigiano. Per quanto riguarda l’olio non importa acquistare quello vitaminizzato in farmaci ma, come dicevo, è sufficiente che sia extravergine. Se non troppo acido, può essere utilizzato anche l’olio artigianale.
Volendo, uno dei due cucchiaini di olio d’oliva può essere sostituito con olio di mais, ovviamente spremuto a freddo e biologico (ora si trova anche nei supermercati). Per quanto riguarda il parmigiano è preferibile che sia stagionato in quanto potenzialmente meno allergizzante (questo fenomeno dipende dalle località di lavorazione). Come si vede, si tratta di una pappa semplice, adatta a tutti i gusti e di facile preparazione. 

Rispettare i tempi del bambino
A questo punto sorge la domanda: “E se il bambino non la vuole?” Beh, ogni bambino ha i propri tempi e credo che non si debba forzare a mangiare un bambino che non è ancora pronto ad affrontare l’avventura dei cibi e gusti nuovi. Attendere qualche giorno e riprovare spesso è tutto quello che serve per risolvere il problema.
Infine, due parole sulle cosiddette “pappe dolci”: sono un retaggio del passato, quando non esisteva la varietà di prodotti che ora abbiamo a disposizione. Dal punto di vista nutrizionistico sono poco equilibrate e abituano il bambino al gusto dolce. Una pappa a base di farina lattea nel più grandicello può rappresentare una pappa d’emergenza, se non si ha a disposizione altro (per esempio durante un viaggio) o in un momento di difficoltà, ma non può rappresentare la regola. 



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