Amico o nemico?
Il cane è considerato da sempre un alleato dell'uomo ma alcuni fatti tragici di cronaca...

Prof. Roberto Marchesini
Direttore della Scuola di Interazione Uomo-Animale (SIUA) - Bologna


Il cane è da sempre considerato il miglior amico dell’uomo e tuttavia talvolta si possono verificare episodi di aggressione, li leggiamo sui giornali e ne rimaniamo impressionati. Così è naturale che vi siano persone che hanno paura dei cani o che comunque li guardano con diffidenza. Essere aggrediti è un’esperienza spiacevole anche se dovesse trattarsi di un piccolo morso. Fortunatamente si tratta sempre di situazioni assai poco frequenti, l’uomo vive da migliaia di anni insieme al cane e le nostre città ne ospitano un gran numero: cosa accadrebbe se tale convivenza costituisse un pericolo oggettivo per l’uomo? Fortunatamente le cose non stanno così, tuttavia i casi di cronaca lasciano senza parole soprattutto se è un bambino a fare le spese di queste aggressioni. Ci si sforza di cercare delle spiegazioni che siano in grado di trovare una conciliazione tra il piacere di vivere con il cane e la salvaguardia dell’incolumità fisica, in particolar modo dei più piccoli e quasi sempre preferiamo quelle che ci tranquillizzano del tipo: sono solo alcune razze a essere pericolose oppure si tratta di cani maltrattati. In realtà ci troviamo di fronte a un fenomeno più complesso che dobbiamo affrontare in tutta la sua articolazione se vogliamo ottenere dei risultati. Vediamo allora di andare a sfatare alcuni dei più diffusi luoghi comuni e viceversa ad affrontare gli ambiti più problematici che puntualmente sono alla base degli incidenti che si verificano. 

Razze e aggressività
Un cane può dirsi potenzialmente pericoloso solo se ha avuto un alterato processo di sviluppo, soprattutto nel primo anno di vita. Questi cani non hanno maturato un profilo sociale adeguato, non sanno stare cioè in mezzo al prossimo e non sanno interagire con lui, per cui il fattore di sviluppo va considerato il primo motivo di pericolosità. Le cause possono essere svariate: un deficit di esperienza sociale, un trauma o un prolungato stato di maltrattamento, una mancanza di quelle basi educative che disciplinano il comportamento del cane. Questo accade quando i cuccioli vengono separati troppo presto dalla madre (prima dei 60 giorni), quando vengono sottoposti a viaggi defatiganti o lasciati in spazi angusti, quando non hanno avuto adeguati rapporti con l’uomo, quando chi li acquista li sottopone a sofferenza, stress, isolamento sociale, stati di paura e ansia continue. 

Bisogni educativi
I cani presentano delle tendenze comportamentali a seconda delle diverse razze: alcuni sono portati alla conduzione del gregge, altri al riporto, altri ancora alla guardia, ecc. Le tendenze tuttavia non rendono un cane più pericoloso di un altro ma semplicemente richiedono specifiche attività disciplinative. Per esempio un border collie ha una forte tendenza predatoria e deve fare un percorso educativo teso a indirizzare questa vocazione su oggetti specifici come la pallina. Un rottweiler ha una forte tendenza competitiva, per questo deve essere educato alla collaborazione e trovare un indirizzo competitivo solo su alcuni giochi specifici. Se chi acquista un cane di razza non conosce le tendenze di quella razza, e quindi i bisogni educativi che richiede per sviluppare un carattere equilibrato, rischia di non dare i corretti indirizzi e di andare a sviluppare espressioni comportamentali problematiche. 

Premiare chi educa bene il cane
Il comportamento del cane è l’espressione della sua configurazione cognitiva: se il soggetto ha avuto uno sviluppo corretto il suo profilo è completamente affidabile. Questo significa che è possibile da una parte impostare percorsi educativi che diano affidabilità, dall’altra che è possibile testare il profilo caratteriale del cane e tracciare un indice di affidabilità. Si tratta di una considerazione importante perché, al di là degli strumenti classici di contenzione, come il guinzaglio, è necessario promuovere il riconoscimento di patentini di eccellenza, come la certificazione di “Cane buon cittadino” o “Buon cittadino a quattro zampe” o di “Coppia pet partner”. Dare vantaggi a chi fa questi percorsi e si certifica è il modo migliore per premiare i comportamenti virtuosi, da affiancare alle dovute sanzioni a chi viceversa non si comporta bene. Non dobbiamo dimenticare infatti che molti cani sono chiamati a lavorare nelle scuole e nelle strutture socio-assistenziali e per questi cani la certificazione è già vigente. 

Cani maltrattati e pericolosità
L’aggressione da parte del cane può essere mossa da molte cause. Se il cane subisce maltrattamenti è verosimile che maturi un profilo diffidente e spaventato verso l’uomo e, come sappiamo, l’aggressione da paura e irritazione è una delle ragioni più frequenti di morsicatura. Anche una carenza di socializzazione va considerato un maltrattamento perché non dà al cane quelle conoscenze di base che gli permettano un’integrazione serena con la società umana. Non parliamo poi dei cani che vengono costantemente tenuti isolati in giardino o addirittura in un box o, peggio ancora, alla catena. Spesso le persone che tengono il cane in questo modo lo vogliono aggressivo per la guardia e incentivano la risposta del morso attraverso addestramenti specifici; non dimentichiamo poi che costoro adottano certe razze di cani che, alla fine, vengono imputati del profilo violento al posto dei proprietari. 

Il gioco
È un’attività molto importante per la crescita del cane, è per lui una palestra che gli consente di sviluppare competenze, conoscenze, capacità relazionali, flessibilità mentale e un assetto emozionale aperto e sereno. Ma, proprio per questo, occorre avere delle accortezze perché avendo un valore educativo il gioco può evitare certi comportamenti oppure incentivarli. In linea di massima possiamo dire che tutti i giochi che prevedono un comportamento di presa, tanto la pallina quanto il tira-molla, devono essere condotti su target ben specifici, e quindi non generalizzabili su altri oggetti, e rispondere a precise regole di gioco. Sono banditi pertanto i giocattoli a forma umana o di animali e che fanno dei versetti. Inoltre è indispensabile variare la tipologia di gioco per evitare la maniacalità su un comportamento. 

Il ruolo del cane in famiglia
Il cane ha una socialità molto complessa ed all’interno del gruppo (la famiglia in cui è inserito) è opportuno vi sia una figura di coordinatore che è chiamato a gestire tutte le attività e le dinamiche relazionali. È importante che il cane non acquisisca un ruolo di predominanza. Per non suscitare questo ruolo è importante aver cura di evitare eccessive attenzioni sul cane, per esempio i rituali di saluto, non assecondarlo nelle iniziative (sono io che decido quando si gioca, quando si esce, dove si va), non posizionare la cuccia in un luogo strategico o di passaggio ma in una zona marginale della casa, non lasciargli troppi oggetti a disposizione, mettergli a disposizione tutte le stanze della casa. Se si è sbagliato è opportuno rivolgersi a un veterinario per intraprendere un percorso di regressione sociale. 

La paura dei cani
Quando abbiamo paura il nostro corpo assume spesso degli atteggiamenti che per il cane possono sembrare di sfida: lo guardiamo negli occhi, irrigidiamo i muscoli, ci muoviamo a scatti, apriamo la bocca mostrando i denti. Perciò attenzione: la nostra paura ci può mettere nei guai, perché rischiamo più facilmente di aumentare l’aggressività del cane. Anche la fuga non è certo il miglior modo per inibire la sua aggressività, perché induce all’inseguimento. Evitiamo accuratamente qualunque comportamento interattivo, sia per tranquillizzarlo che per metterlo in fuga: il modo migliore per affrontare un momento critico è quello di guardare da un’altra parte, stare fermi e voltarsi di fianco. L’unica nostra alleata sarà sempre soltanto la calma. Tra l’altro consiglio sempre alle persone che soffrono di cinofobia di fare un percorso rieducativo poiché è facile superarla ed è il miglior modo per evitare situazioni di incomprensione. 

Consigli per evitare incidenti
La prima cosa da imparare è che di fronte ad un cane non conosciuto è meglio lasciarsi avvicinare piuttosto che corrergli incontro o allungare le mani, anche solo per tranquillizzarlo. Lui non può immaginare le nostre intenzioni, non capisce le frasi che gli pronunciamo, vede solo due mani che si fanno avanti minacciose. Allorché un cane si avvicina è utile fermarsi, voltare il viso da un’altra parte, tenere le braccia e le mani distese lungo i fianchi e lasciarsi annusare; non sporgetevi in avanti, non agitate le braccia, non allungate le mani anche solo per farvele annusare: sarà lui ad avvicinarsi. La posizione migliore per accarezzarlo sarà quella accucciata e di fianco, ma prima abbiate sempre l’accortezza di chiedere al suo proprietario se il cane ama essere accarezzato. Se siete voi ad avvicinarvi fatelo lentamente, mai in linea retta e frontalmente, ma facendo una piccola curva, senza avere fretta di raggiungerlo ma nemmeno con eccessiva lentezza o circospezione. Date al cane il tempo di abituarsi a voi e lasciategli sempre un po’ di spazio per potersi muovere o allontanarsi. Non mettetegli la mano sulla testa, non abbracciatelo, non frizionatelo, non accarezzatelo contro pelo, non afferrate la coda o gli arti: sono tutte cose che non piacciono ai cani. La carezza va data sulla parte laterale del corpo, nella direzione del pelo e con dolcezza. Occorre poi capire se invece il cane non è nelle migliori condizioni per incontrarci:
• le orecchie schiacciate e indietro e una coda completamente abbassata sotto il corpo indicano che il cane ha paura quindi la miglior cosa è lasciarlo in pace;
• un atteggiamento troppo spavaldo con orecchie tutte rivolte in avanti e coda dritta può essere altrettanto indice di una situazione non proprio ottimale di incontro;
• se il cane drizza il pelo dietro la nuca e vicino alla base della coda, si immobilizza, inizia a emettere un brontolio o un ringhio vuol dire che è irritato e non vuole in nessuno modo che noi ci avviciniamo o interagiamo con lui.  

Esistono poi delle situazioni in cui l’interazione può essere pericolosa, queste pertanto vanno sempre evitate: quando un cane sta mangiando o dormendo, quando una femmina ha i cuccioli, se il cane si trova nel suo territorio di guardia (un cane dietro il cancello), se il cane è ferito o malato, se si sente impossibilitato alla fuga (costringerlo in un angolo o in un passaggio stretto), quando si sente minacciato (portarlo su un balcone o su una scala), quando più cani stanno giocando con foga tra loro o litigando. Evitiamo i movimenti bruschi (saltare, correre, buttarsi per terra) come non si deve mai alzare la voce o strillare: la calma è la vera alleata per un rapporto tranquillo. Con i cani estranei mai cercare di portar via loro gli oggetti dalla bocca, mai salirgli in groppa, mai cercare di alzarli da terra. Se andiamo ospiti a casa di un nostro amico che ha il cane, dobbiamo portargli rispetto perché lì il cane è nel suo territorio e tenere un comportamento tranquillo e moderato. Anche filmarlo o fotografarlo può essere malinterpretato dal cane per cui lasciate che sia il proprietario a farlo.
 
Per maggiori informazioni: www.siua.it



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